Penale

Diritto Penale



La competenza dello studio, estesa sia all' attività giudiziale che a quella stragiudiziale ( attraverso attività di consulenza) si incentra prevalentemente nei settori del


Diritto Penale, con riferimento ai reati legati ai migranti 
Reati ambientali
Reati in materia di Proprietà intellettuali e diritti connessi
Reati contro la Pubblica Amministrazione
Reati colposi e di responsabilità professionale medica 

K

Codice Penale – Dei reati in generale


Libro primo


DEI REATI IN GENERALE
Titolo I: DELLA LEGGE PENALE

Art. 1 Reati e pene: disposizione espressa di legge

Nessuno puo’ essere punito per un fatto che non sia espressamente
preveduto come reato dalla legge, ne’ con pene che non siano da essa
stabilite.

Art. 2 Successione di leggi penali

Nessuno puo’ essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in
cui fu commesso, non costituiva reato.

Nessuno puo’ essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore
non costituisce reato; e, se vi e’ stata condanna ne cessano la
esecuzione e gli effetti penali.

Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono
diverse, si applica quella le cui disposizioni sono piu’ favorevoli al
reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.

Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicano le
disposizioni dei capoversi precedenti.

Le disposizioni di questo articolo si applicano altresi’ nei casi di
decadenza e di mancata ratifica di un decreto legge e nei casi di un
decreto legge convertito in legge con emendamenti (1).

(1) La Corte costituzionale, con sentenza 22 febbraio 1985, n. 51, ha
dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del presente comma nella parte
in cui rende applicabili alle ipotesi da esso previste le disposizioni
contenute nel secondo e terzo comma dello stesso art. 2 del cod. pen.

 

Art. 3 Obbligatorieta’ della legge penale

La legge penale italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri,
si trovano nel territorio dello Stato, salve le eccezioni stabilite dal
diritto pubblico interno o dal diritto internazionale.

La legge penale italiana obbliga altresi’ tutti coloro che, cittadini o
stranieri, si trovano all’estero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla
legge medesima o dal diritto internazionale.

Art. 4 Cittadino italiano. Territorio dello Stato

Agli effetti della legge penale, sono considerati “cittadini italiani” i
cittadini delle colonie, i sudditi coloniali, gli appartenenti per origine
o per elezione ai luoghi soggetti alla sovranita’ dello Stato e gli
apolidi residenti nel territorio dello Stato.

Agli effetti della legge penale, e’ “territorio dello Stato” il territorio
“della Repubblica”, quello delle colonie ed ogni altro luogo soggetto alla
sovranita’ dello Stato. Le navi e gli aeromobili italiani sono considerati
come territorio dello Stato, ovunque si trovino, salvo che siano soggetti,
secondo il diritto internazionale, a una legge territoriale straniera.

Art. 5 Ignoranza della legge penale

Nessuno puo’ invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale.

La Corte costituzionale, sentenza 24 marzo 1988, n. 364, ha dichiarato l’illegittimita’
di questo articolo nella parte in cui non esclude dall’inescusabilita’
dell’ignoranza della legge penale l’ignoranza inevitabile.

Art. 6 Reati commessi nel territorio dello Stato

Chiunque commette un reato nel territorio dello Stato e’ punito secondo la
legge italiana.

Il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando l’azione
o l’omissione, che lo costituisce, e’ ivi avvenuta in tutto o in parte,
ovvero si e’ verificato l’evento che e’ la conseguenza dell’azione od
omissione.

Art. 7 Reati commessi all’estero

E’ punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero che
commette in territorio estero taluno dei seguenti reati:

1) delitti contro la personalita’ dello Stato;

2) delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale
sigillo contraffatto;

3) delitti di falsita’ in monete aventi corso legale nel territorio dello
Stato, o in valori di bollo o in carte di pubblico credito italiano;

4) delitti commessi da pubblici ufficiali a servizio dello Stato, abusando
dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni;

5) ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge o
convenzioni internazionali stabiliscono l’applicabilita’ della legge
penale italiana.

Art. 8  Delitto politico commesso all’estero

Il cittadino o lo straniero, che commette in territorio estero un delitto
politico non compreso tra quelli indicati nel n. 1 dell’articolo
precedente, e’ punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro
della giustizia.

Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa, occorre,
oltre tale richiesta, anche la querela.

Agli effetti della legge penale, e’ delitto politico ogni delitto, che
offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del
cittadino. E’ altresi’ considerato delitto politico il delitto comune
determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.

Art. 9 Delitto comune del cittadino all’estero

Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti,
commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana
stabilisce la pena di morte (1) o l’ergastolo, o la reclusione non
inferiore nel minimo a tre anni, e’ punito secondo la legge medesima,
sempre che si trovi nel territorio dello Stato.

Se si tratta di delitto per il quale e’ stabilita una pena restrittiva
della liberta’ personale di minore durata, il colpevole e’ punito a
richiesta del Ministro della giustizia, ovvero a istanza o a querela della
persona offesa.

Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, qualora si tratti di
delitto commesso a danno di uno Stato estero o di uno straniero, il
colpevole e’ punito a richiesta del Ministro della giustizia, sempre che
la estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata
accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto.

(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

Art. 10 Delitto comune dello straniero all’estero

Lo straniero, che, fuori dei casi indicati negli articoli 7 e 8, commette
in territorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto
per il quale la legge italiana stabilisce la pena di morte (1) o
l’ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, e’ punito
secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato
e vi sia richiesta del Ministro della giustizia, ovvero istanza o querela
della persona offesa.

Se il delitto e’ commesso a danno di uno Stato estero o di uno straniero,
il colpevole e’ punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro
della giustizia, sempre che:

1) si trovi nel territorio dello Stato;

2) si tratti di delitto per il quale e’ stabilita la pena di morte (1) o
dell’ergastolo, ovvero della reclusione non inferiore a un minimo di tre
anni;

3) l’estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata
accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da
quello dello Stato a cui egli appartiene.

(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

 

Art. 11 Rinnovamento del giudizio

Nel caso indicato nell’art. 6, il cittadino o lo straniero e’ giudicato
nello Stato anche se sia stato giudicato all’estero.

Nei casi indicati negli articoli 7, 8, 9 e 10, il cittadino o lo
straniero, che sia stato giudicato all’estero, e’ giudicato nuovamente
nello Stato, qualora il Ministro della giustizia ne faccia richiesta.

Art. 12 Riconoscimento delle sentenze penali straniere

Alla sentenza penale straniera pronunciata per un delitto puo’ essere dato
riconoscimento:

1) per stabilire la recidiva o un altro effetto penale della condanna,
ovvero per dichiarare l’abitualita’ o la professionalita’ nel reato o la
tendenza a delinquere;

2) quando la condanna importerebbe, secondo la legge italiana, una pena
accessoria;

3) quando, secondo la legge italiana, si dovrebbe sottoporre la persona
condannata o prosciolta, che si trova nel territorio dello Stato, a misure
di sicurezza personali;

4) quando la sentenza straniera porta condanna alle restituzioni o al
risarcimento del danno, ovvero deve, comunque, esser fatta valere in
giudizio nel territorio dello Stato, agli effetti delle restituzioni o del
risarcimento del danno, o ad altri effetti civili.

Per farsi luogo al riconoscimento, la sentenza deve essere stata
pronunciata dall’Autorita’ giudiziaria di uno Stato estero col quale
esiste trattato di estradizione. Se questo non esiste, la sentenza estera
puo’ essere ugualmente ammessa a riconoscimento nello Stato qualora il
Ministro della giustizia ne faccia richiesta. Tale richiesta non occorre
se viene fatta istanza per il riconoscimento agli effetti indicati nel n.
4.

Art. 13 Estradizione

L’estradizione e’ regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni
e dagli usi internazionali.

L’estradizione non e’ ammessa, se il fatto che forma oggetto della domanda
di estradizione, non e’ preveduto come reato dalla legge italiana e dalla
legge straniera.

L’estradizione puo’ essere conceduta od offerta, anche per reati non
preveduti nelle convenzioni internazionali, purche’ queste non ne facciano
espresso divieto.

Non e’ ammessa l’estradizione del cittadino, salvo che sia espressamente
consentita nelle convenzioni internazionali.

Art. 14 Computo e decorrenza dei termini

Quando la legge penale fa dipendere un effetto giuridico dal decorso del
tempo, per il computo di questo si osserva il calendario comune.

Ogni qual volta la legge penale stabilisce un termine per il verificarsi
di un effetto giuridico, il giorno della decorrenza non e’ computato nel
termine.

Art. 15 Materia regolata da piu’ leggi penali o da piu’
disposizioni della medesima legge penale

Quando piu’ leggi penali o piu’ disposizioni della medesima legge penale
regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale
deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia
altrimenti stabilito.

Art. 16 Leggi penali speciali

Le disposizioni di questo codice si applicano anche alle materie regolate
da altre leggi penali, in quanto non sia da queste stabilito altrimenti.



Titolo II: DELLE PENE

Capo I: DELLE SPECIE DI PENE, IN GENERALE


Art. 17 Pene principali: specie

Le pene principali stabilite per i delitti sono:

1) la morte (1) ;

2) l’ergastolo;

3) la reclusione;

4) la multa.

Le pene principali stabilite per le contravvenzioni sono:

1) l’arresto;

2) l’ammenda.

La Corte costituzionale, sentenza 28 aprile 1994, n. 168, ha dichiarato l’illegittimita’
costituzionale del presente articolo nella parte in cui non esclude
l’applicazione della pena dell’ergastolo al minore imputabile.

(1)La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

 

Art. 18 Denominazione e classificazione delle pene principali

Sotto la denominazione di “pene detentive” o “restrittive della liberta’
personale” la legge comprende: l’ergastolo, la reclusione e l’arresto.

Sotto la denominazione di “pene pecuniarie” la legge comprende: la multa e
l’ammenda.

Art. 19 Pene accessorie: specie

Le pene accessorie per i delitti sono:

1) l’interdizione dai pubblici uffici;

2) l’interdizione da una professione o da un’arte;

3) l’interdizione legale;

4) l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle
imprese;

5) l’incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione;

6) la decadenza o la sospensione dall’esercizio della potesta’ dei
genitori.

Le pene accessorie per le contravvenzioni sono:

1) la sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte;

2) la sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle
imprese.

Pena accessoria comune ai delitti e alle contravvenzioni e’ la
pubblicazione della sentenza penale di condanna.

La legge penale determina gli altri casi in cui le pene accessorie
stabilite per i delitti sono comuni alle contravvenzioni.

Articolo cosi’ modificato dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 20 Pene principali e accessorie

Le pene principali sono inflitte dal giudice con sentenza di condanna;
quelle accessorie conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali
di essa.



Capo II: DELLE PENE PRINCIPALI, IN PARTICOLARE


Art. 21 Pena di morte (1)

(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

Art. 22 Ergastolo

La pena dell’ergastolo e’ perpetua, ed e’ scontata in uno degli
stabilimenti a cio’ destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento
notturno.

Il condannato all’ergastolo puo’ essere ammesso al lavoro all’aperto (1).

La Corte costituzionale, sentenza del 28 aprile 1994, n. 168, ha
dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non esclude l’applicazione della pena dell’ergastolo al
minore imputabile.

(1) Comma cosi’ modificato dalla L. 25 novembre 1962, n. 1634.

 

Art. 23 Reclusione

La pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro
anni, ed e’ scontata in uno degli stabilimenti a cio’ destinati, con
l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno.

Il condannato alla reclusione, che ha scontato almeno un anno della pena,
puo’ essere ammesso al lavoro all’aperto.

Sono applicabili alla pena della reclusione le disposizioni degli ultimi
due capoversi dell’articolo precedente.

Art. 24 Multa

La pena della multa consiste nel pagamento allo Stato di una somma non
inferiore a lire diecimila, ne’ superiore a dieci milioni.

Per i delitti determinati da motivi di lucro, se la legge stabilisce
soltanto la pena della reclusione, il giudice puo’ aggiungere la multa da
lire diecimila a quattro milioni.

Articolo cosi’ sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 25 Arresto

La pena dell’arresto si estende da cinque giorni a tre anni, ed e’
scontata in uno degli stabilimenti a cio’ destinati o in sezioni speciali
degli stabilimenti di reclusione, con l’obbligo del lavoro e con
l’isolamento notturno.

Il condannato all’arresto puo’ essere addetto a lavori anche diversi da
quelli organizzati nello stabilimento, avuto riguardo alle sue attitudini
e alle sue precedenti occupazioni.

Art. 26 Ammenda

La pena dell’ammenda consiste nel pagamento allo Stato di una somma non
inferiore a lire quattromila ne’ superiore a lire due milioni.

Articolo cosi’ sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

 

Art. 27 Pene pecuniarie fisse e proporzionali

La legge determina i casi nei quali le pene pecuniarie sono fisse e quelle
in cui sono proporzionali. Le pene pecuniarie proporzionali non hanno
limite massimo.



Capo III: DELLE PENE ACCESSORIE, IN PARTICOLARE


Art. 28 Interdizione dai pubblici uffici

L’interdizione dai pubblici uffici e’ perpetua o temporanea.

L’interdizione perpetua dai pubblici uffici, salvo che dalla legge sia
altrimenti disposto, priva il condannato:

1) del diritto di elettorato o di eleggibilita’ in qualsiasi comizio
elettorale, e di ogni altro diritto politico;

2) di ogni pubblico ufficio, di ogni incarico non obbligatorio di pubblico
servizio, e della qualita’ ad essi inerente di pubblico ufficiale o
d’incaricato di pubblico servizio;

3) dell’ufficio di tutore o di curatore, anche provvisorio, e di ogni
altro ufficio attinente alla tutela o alla cura;

4) dei gradi e delle dignita’ accademiche, dei titoli, delle decorazioni o
di altre pubbliche insegne onorifiche;

5) degli stipendi, delle pensioni e degli assegni che siano a carico dello
Stato o di un altro ente pubblico (1) ;

6) di ogni diritto onorifico, inerente a qualunque degli uffici, servizi,
gradi, o titoli e delle qualita’, dignita’ e decorazioni indicate nei
numeri precedenti;

7) della capacita’ di assumere o di acquistare qualsiasi diritto, ufficio,
servizio, qualita’, grado, titolo, dignita’, decorazione e insegna
onorifica, indicati nei numeri precedenti.

L’interdizione temporanea priva il condannato della capacita’ di
acquistare o di esercitare o di godere, durante l’interdizione, i predetti
diritti, uffici, servizi, qualita’, gradi, titoli e onorificenze (2) .

Essa non puo’ avere una durata inferiore a un anno, ne’ superiore a
cinque.

La legge determina i casi nei quali l’interdizione dai pubblici uffici e’
limitata ad alcuni di questi.

(1) La Corte costituzionale, sentenza 13 gennaio 1966, n. 3, ha dichiarato
l’illegittimita’, in riferimento agli artt. 3 e 36 Cost., del presente
comma, limitatamente alla parte in cui i diritti in essi previsti traggono
titolo da un rapporto di lavoro.

Successivamente la stessa Corte, con sentenza del 19 luglio 1968, n. 113,
ha dichiarato l’illegittimita’ del comma per quanto attiene alle pensioni
di guerra.

(2) La Corte costituzionale, con sentenza 13 gennaio 1966, n. 3, ha
dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del presente comma,
limitatamente alla parte in cui i diritti in essi previsti traggono titolo
da un rapporto di lavoro.

 

Art. 29 Casi nei quali alla condanna consegue l’interdizione dai
pubblici uffici

La condanna all’ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non
inferiore a cinque anni importano l’interdizione perpetua del condannato
dai pubblici uffici; e la condanna alla reclusione per un tempo non
inferiore a tre anni importa l’interdizione dai pubblici uffici per la
durata di anni cinque.

La dichiarazione di abitualita’ o di professionalita’ nel delitto, ovvero
di tendenza a delinquere, importa l’interdizione perpetua dai pubblici
uffici.

Art. 30 Interdizione da una professione o da un’arte

L’interdizione da una professione o da un’arte priva il condannato della
capacita’ di esercitare, durante l’interdizione, una professione, arte,
industria, o un commercio o mestiere per cui e’ richiesto uno speciale
permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell’Autorita’
e importa la decadenza dal permesso o dall’abilitazione, autorizzazione o
licenza anzidetta.

L’interdizione da una professione o da un’arte non puo’ avere una durata
inferiore a un mese, ne’ superiore a cinque anni, salvi i casi
espressamente stabiliti dalla legge.

Art. 31 Condanna per delitti commessi con abuso di un pubblico
ufficio o di una professione o di un’arte. Interdizione

Ogni condanna per delitti commessi con l’abuso dei poteri, o con la
violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione, o ad un pubblico
servizio, o a taluno degli uffici indicati nel numero 3 dell’art. 28,
ovvero con l’abuso di una professione, arte, industria, o di un commercio,
o mestiere, o con la violazione dei doveri ad essi inerenti, importa
l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione, arte,
industria, o dal commercio o mestiere.

Art. 32 Interdizione legale

Il condannato all’ergastolo e’ in stato d’interdizione legale.

La condanna all’ergastolo importa anche la decadenza dalla potesta’ dei
genitori (1) .

Il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni e’,
durante la pena, in stato d’interdizione legale; la condanna produce
altresi’, durante la pena, la sospensione dall’esercizio della potesta’
dei genitori, salvo che il giudice disponga altrimenti (1) .

Alla interdizione legale si applicano, per cio’ che concerne la
disponibilita’ e l’amministrazione dei beni, nonche’ la rappresentanza
negli atti ad esse relativi, le norme della legge civile sulla
interdizione giudiziale.

(1) Comma cosi’ sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 32 bis Interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle
persone giuridiche e delle imprese

L’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle
imprese priva il condannato della capacita’ di esercitare, durante
l’interdizione, l’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore e
direttore generale, nonche’ ogni altro ufficio con potere di
rappresentanza della persona giuridica o dell’imprenditore.

Essa consegue ad ogni condanna alla reclusione non inferiore a sei mesi
per delitti commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti
all’ufficio.

Articolo aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 32 ter Incapacita’ di contrattare con la pubblica
amministrazione

L’incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione importa il
divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo che
per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio.

Essa non puo’ avere durata inferiore ad un anno ne’ superiore a tre anni.

Articolo aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

 

Art. 32 quater Casi nei quali alla condanna consegue l’incapacita’
di contrattare con la pubblica amministrazione

Ogni condanna per i delitti previsti dagli articoli 316 bis, 317, 318,
319, 319 bis, 320, 321, 322, 353, 355, 356, 416, 416 bis, 437, 501, 501
bis, 640, n. 1 del secondo comma, 640 bis, 644, commessi in danno o in
vantaggio di un’attivita’ imprenditoriale o comunque in relazione ad essa,
importa l’incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione.

Articolo aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, successivamente
sostituito dall’art. 3, comma 3, D.L. 17 settembre 1993, n. 369 ed infine
cosi’ modificato dell’art. 7, L. 7 marzo 1996, n. 108.

Art. 33 Condanna per delitto colposo

Le disposizioni dell’articolo 29 e del secondo capoverso dell’articolo 32
non si applicano nel caso di condanna per delitto colposo (1) .

Le disposizioni dell’articolo 31 non si applicano nel caso di condanna per
delitto colposo, se la pena inflitta e’ inferiore a tre anni di
reclusione, o se e’ inflitta soltanto una pena pecuniaria.

(1) Comma cosi’ modificato dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

 

Art. 34 Decadenza della potesta’ dei genitori e sospensione
dell’esercizio di essa

La legge determina i casi nei quali la condanna importa la decadenza della
potesta’ dei genitori.

La condanna per delitti commessi con abuso della potesta’ dei genitori
importa la sospensione dell’esercizio di essa per un periodo di tempo pari
al doppio della pena inflitta.

La decadenza della potesta’ dei genitori importa anche la privazione di
ogni diritto che al genitore spetti sui beni del figlio in forza della
potesta’ di cui al titolo IX del libro I del codice civile.

La sospensione dall’esercizio della potesta’ dei genitori importa anche l’incapacita’
di esercitare, durante la sospensione, qualsiasi diritto che al genitore
spetti sui beni del figlio in base alle norme del titolo IX del libro I
del codice civile.

Nelle ipotesi previste dai commi precedenti, quando sia concessa la
sospensione condizionale della pena, gli atti del procedimento vengono
trasmessi al tribunale dei minorenni, che assume i provvedimenti piu’
opportuni nell’interesse dei minori (1) .

Articolo cosi’ sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

(1) Comma aggiunto dalla L. 7 febbraio 1990, n. 19.

Art. 35 Sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte

La sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte priva il
condannato della capacita’ di esercitare, durante la sospensione, una
professione, arte, industria, o un commercio o mestiere, per i quali e’
richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione,
autorizzazione o licenza dell’Autorita’.

La sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte non puo’
avere una durata inferiore a quindici giorni, ne’ superiore a due anni .

Essa consegue a ogni condanna per contravvenzione, che sia commessa con
abuso della professione, arte, industria, o del commercio o mestiere,
ovvero con violazione dei doveri ad essi inerenti, quando la pena inflitta
non e’ inferiore a un anno d’arresto.

Art. 35 bis Sospensione dall’esercizio degli uffici direttivi delle
persone giuridiche e delle imprese

La sospensione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone
giuridiche e delle imprese priva il condannato della capacita’ di
esercitare, durante la sospensione, l’ufficio di amministratore, sindaco,
liquidatore e direttore generale, nonche’ ogni altro ufficio con potere di
rappresentanza della persona giuridica o dell’imprenditore.

Essa non puo’ avere una durata inferiore a quindici giorni ne’ superiore a
due anni e consegue ad ogni condanna all’arresto per contravvenzioni
commesse con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti
all’ufficio.

Articolo aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 36 Pubblicazione della sentenza penale di condanna

La sentenza di condanna alla pena di morte (1) o all’ergastolo e’
pubblicata mediante affissione nel Comune ove e’ stata pronunciata, in
quello ove il delitto fu commesso, e in quello ove il condannato aveva
l’ultima residenza.

La sentenza di condanna e’ inoltre pubblicata, per una sola volta, in uno
o piu’ giornali designati dal giudice.

La pubblicazione e’ fatta per estratto, salvo che il giudice disponga la
pubblicazione per intero; essa e’ eseguita d’ufficio e a spese del
condannato.

La legge determina gli altri casi nei quali la sentenza di condanna deve
essere pubblicata. In tali casi la pubblicazione ha luogo nei modi
stabiliti nei due capoversi precedenti.

(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

Art. 37 Pene accessorie temporanee: durata

Quando la legge stabilisce che la condanna importa una pena accessoria
temporanea, e la durata di questa non e’ espressamente determinata, la
pena accessoria ha una durata eguale a quella della pena principale
inflitta, o che dovrebbe scontarsi, nel caso di conversione per
insolvibilita’ del condannato. Tuttavia, in nessun caso essa puo’
oltrepassare il limite minimo e quello massimo stabiliti per ciascuna
specie di pena accessoria.

Art. 38 Condizione giuridica del condannato alla pena di morte

Il condannato alla pena di morte e’ equiparato al condannato
all’ergastolo, per quanto riguarda la sua condizione giuridica.



Titolo III: DEL REATO

Capo I: DEL REATO CONSUMATO E TENTATO


Art. 39 Reato: distinzione fra delitti e contravvenzioni

I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni, secondo la diversa
specie delle pene per essi rispettivamente stabilite da questo codice.

Art. 40 Rapporto di causalita’

Nessuno puo’ essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato,
se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato,
non e’ conseguenza della sua azione od omissione.

Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire,
equivale a cagionarlo.

Art. 41 Concorso di cause

Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se
indipendenti dall’azione od omissione del colpevole, non esclude il
rapporto di causalita’ fra l’azione od omissione e l’evento.

Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalita’ quando sono
state da sole sufficienti a determinare l’evento. In tal caso, se l’azione
od omissione precedentemente commessa costituisce per se’ un reato, si
applica la pena per questo stabilita.

Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente
o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito altrui.

Art. 42 Responsabilita’ per dolo o per colpa o per delitto preterintenzionale.
Responsabilita’ obiettiva

Nessuno puo’ essere punito per una azione od omissione preveduta dalla
legge come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volonta’.

Nessuno puo’ essere punito per un fatto preveduto dalla legge come
delitto, se non l’ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto
preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge.

La legge determina i casi nei quali l’evento e’ posto altrimenti a carico
dell’agente come conseguenza della sua azione od omissione.

Nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione od omissione
cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa.

Art. 43 Elemento psicologico del reato

Il delitto:

e’ doloso, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso,
che e’ il risultato dell’azione od omissione e da cui la legge fa
dipendere l’esistenza del delitto, e’ dall’agente preveduto e voluto come
conseguenza della propria azione od omissione;

e’ preterintenzionale, o oltre la intenzione, quando dall’azione od
omissione deriva un evento dannoso o pericoloso piu’ grave di quello
voluto dall’agente;

e’ colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto,
non e’ voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza
o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o
discipline.

La distinzione tra reato doloso e reato colposo, stabilita da questo
articolo per i delitti, si applica altresi’ alle contravvenzioni, ogni
qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione
un qualsiasi effetto giuridico.

Art. 44 Condizione obiettiva di punibilita’

Quando, per la punibilita’ del reato, la legge richiede il verificarsi di
una condizione, il colpevole risponde del reato, anche se l’evento, da cui
dipende il verificarsi della condizione, non e’ da lui voluto.

Art. 45 Caso fortuito o forza maggiore

Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza
maggiore.

Art. 46 Costringimento fisico

Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri
costretto, mediante violenza fisica, alla quale non poteva resistere o
comunque sottrarsi.

In tal caso, del fatto commesso dalla persona costretta risponde l’autore
della violenza.

Art. 47 Errore di fatto

L’errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilita’
dell’agente. Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la
punibilita’ non e’ esclusa, quando il fatto e’ preveduto dalla legge come
delitto colposo.

L’errore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la
punibilita’ per un reato diverso.

L’errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilita’,
quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce reato.

Art. 48 Errore determinato dall’altrui inganno

Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche se l’errore
sul fatto che costituisce il reato e’ determinato dall’altrui inganno; ma,
in tal caso, del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l’ha
determinata a commetterlo.

Art. 49 Reato supposto erroneamente e reato impossibile

Non e’ punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella
supposizione erronea che esso costituisca reato.

La punibilita’ e’ altresi’ esclusa quando, per la inidoneita’ dell’azione
o per l’inesistenza dell’oggetto di essa, e’ impossibile l’evento dannoso
o pericoloso.

Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se concorrono nel fatto
gli elementi costitutivi di un reato diverso, si applica la pena stabilita
per il reato effettivamente commesso.

Nel caso indicato nel primo capoverso, il giudice puo’ ordinare che
l’imputato prosciolto sia sottoposto a misura di sicurezza.

Art. 50 Consenso dell’avente diritto

Non e’ punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della
persona che puo’ validamente disporne.

Art. 51 Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere

L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una
norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorita’, esclude
la punibilita’.

Se un fatto costituente reato e’ commesso per ordine dell’Autorita’, del
reato risponde il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine.

Risponde del reato altresi’ chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per
errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo.

Non e’ punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli
consente alcun sindacato sulla legittimita’ dell’ordine.

Art. 52 Difesa legittima

Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla
necessita’ di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo
attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata
all’offesa.

Art. 53 Uso legittimo delle armi

Ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non e’
punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del
proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro
mezzo di coazione fisica, quando vi e’ costretto dalla necessita’ di
respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorita’ e
comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio,
sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio
volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona (1) .

La stessa disposizione si applica a qualsiasi persona che, legalmente
richiesta dal pubblico ufficiale, gli presti assistenza.

La legge determina gli altri casi, nei quali e’ autorizzato l’uso delle
armi o di un altro mezzo di coazione fisica.

(1)Comma cosi’ modificato dalla L. 22 maggio 1975, n. 152.

Art. 54 Stato di necessita’

Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla
necessita’ di salvare se’ od altri dal pericolo attuale di un danno grave
alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, ne’ altrimenti
evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere
giuridico di esporsi al pericolo.

La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se
lo stato di necessita’ e’ determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal
caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha
costretta a commetterlo.

Art. 55 Eccesso colposo

Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52,
53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o
dall’ordine dell’Autorita’ ovvero imposti dalla necessita’, si applicano
le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto e’ preveduto
dalla legge come delitto colposo.

Art. 56 Delitto tentato

Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un
delitto, risponde di delitto tentato, se l’azione non si compie o l’evento
non si verifica.

Il colpevole di delitto tentato e’ punito: con la reclusione da
ventiquattro a trenta anni, se dalla legge e’ stabilita per il delitto la
pena di morte (1); con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la
pena stabilita e’ l’ergastolo; e negli altri casi, con la pena stabilita
per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.

Se il colpevole volontariamente desiste dall’azione, soggiace soltanto
alla pena per gli atti compiuti, qualora questi costituiscano per se’ un
reato diverso.

Se volontariamente impedisce l’evento, soggiace alla pena stabilita per il
delitto tentato, diminuita da un terzo alla meta’.

(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

Art. 57 Reati commessi col mezzo della stampa periodica

Salva la responsabilita’ dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi
di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale
omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il
controllo necessario ad impedire che col mezzo dalla pubblicazione siano
commessi reati, e’ punito, a titolo di colpa, se un reato e’ commesso, con
la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un
terzo.

Articolo cosi’ modificato dalla L. 4 marzo 1958, n. 127.

Art. 57 bis Reati commessi col mezzo della stampa non periodica

Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente
articolo si applicano all’editore, se l’autore della pubblicazione e’
ignoto o non imputabile, ovvero allo stampatore, se l’editore non e’
indicato o non e’ imputabile.

Articolo aggiunto dalla L. 4 marzo 1958, n. 127.

Art. 58 Stampa clandestina

Le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche se non sono
state osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione
della stampa periodica e non periodica.

L’articolo comprendeva un secondo comma abrogato dalla L. 4 marzo 1958, n.
127.

Art. 58 bis Procedibilita’ per i reati commessi col mezzo della
stampa

Se il reato commesso col mezzo della stampa e’ punibile a querela, istanza
o richiesta, anche per la punibilita’ dei reati preveduti dai tre articoli
precedenti e’ necessaria querela, istanza o richiesta.

La querela, la istanza o la richiesta presentata contro il direttore o
vicedirettore responsabile, l’editore o lo stampatore, ha effetto anche
nei confronti dell’autore della pubblicazione per il reato da questo
commesso.

Non si puo’ procedere per i reati preveduti nei tre articoli precedenti se
e’ necessaria un’autorizzazione di procedimento per il reato commesso
dall’autore della pubblicazione, fino a quando l’autorizzazione non e’
concessa. Questa disposizione non si applica se l’autorizzazione e’
stabilita per le qualita’ o condizioni personali dell’autore della
pubblicazione.

Articolo aggiunto dalla L. 4 marzo 1958, n. 127.


Capo II: DELLE CIRCOSTANZE DEL REATO


Art. 59 Circostanze non conosciute o erroneamente supposte

Le circostanze che attenuano o escludono la pena sono valutate a favore
dell’agente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute
inesistenti (1) .

Le circostanze che aggravano la pena sono valutate a carico dell’agente
soltanto se da lui conosciute ovvero ignorate per colpa o ritenute
inesistenti per errore determinato da colpa (2).

Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze aggravanti o
attenuanti, queste non sono valutate contro o a favore di lui.

Se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione
della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si
tratta di errore determinato da colpa, la punibilita’ non e’ esclusa,
quando il fatto e’ preveduto dalla legge come delitto colposo.

(1) Comma cosi’ modificato dalla L. 7 febbraio 1990, n. 19.

(2) Comma aggiunto dalla L. 7 febbraio 1990, n. 19.

 

Art. 60 Errore sulla persona dell’offeso

Nel caso di errore sulla persona offesa da un reato, non sono poste a
carico dell’agente le circostanze aggravanti, che riguardano le condizioni
o qualita’ della persona offesa, o i rapporti tra offeso e colpevole.

Sono invece valutate a suo favore le circostanze attenuanti, erroneamente
supposte, che concernono le condizioni, le qualita’ o i rapporti predetti.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano, se si tratta di
circostanze che riguardano l’eta’ o altre condizioni o qualita’, fisiche o
psichiche, della persona offesa.

Art. 61 Circostanze aggravanti comuni

Aggravano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze
aggravanti speciali, le circostanze seguenti:

1) l’avere agito per motivi abbietti o futili;

2) l’aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro, ovvero
per conseguire o assicurare a se’ o ad altri il prodotto o il profitto o
il prezzo ovvero la impunita’ di un altro reato;

3) l’avere, nei delitti colposi, agito nonostante la previsione
dell’evento;

4) l’avere adoperato sevizie, o l’aver agito con crudelta’ verso le
persone;

5) l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali
da ostacolare la pubblica o privata difesa;

6) l’avere il colpevole commesso il reato durante il tempo, in cui si e’
sottratto volontariamente alla esecuzione di un mandato o di un ordine di
arresto o di cattura o di carcerazione, spedito per un precedente reato;

7) l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il
patrimonio, ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro, cagionato
alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravita’;

8) l’avere aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto
commesso;

9) l’avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei
doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ovvero
alla qualita’ di ministro di un culto;

10) l’avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona
incaricata di un pubblico servizio, o rivestita della qualita’ di ministro
del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, ovvero contro un
agente diplomatico o consolare di uno Stato estero, nell’atto o a causa
dell’adempimento delle funzioni o del servizio;

11) l’avere commesso il fatto con abuso di autorita’ o di relazioni
domestiche, ovvero con abuso di relazioni d’ufficio, di prestazione di
opera, di coabitazione, o di ospitalita’.

Art. 62 Circostanze attenuanti comuni

Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze
attenuanti speciali, le circostanze seguenti:

1) l’avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale;

2) l’aver agito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;

3) l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si
tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall’Autorita’, e
il colpevole non e’ delinquente o contravventore abituale o professionale,
o delinquente per tendenza;

4) l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il
patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale
di speciale tenuita’, ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro,
l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di
speciale tenuita’, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di
speciale tenuita’ (1);

5) l’essere concorso a determinare l’evento, insieme con l’azione o
l’omissione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa;

6) l’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante
risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o
l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo
capoverso dell’articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per
elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.

(1) Numero cosi’ sostituito dalla L. 7 febbraio 1990, n. 19.

Art. 62 bis Attenuanti generiche

Il giudice, indipendentemente dalle circostanze prevedute nell’art. 62,
puo’ prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le
ritenga tali da giustificare una diminuzione della pena. Esse sono
considerate, in ogni caso, ai fini della applicazione di questo capo, come
una sola circostanza, la quale puo’ anche concorrere con una o piu’ delle
circostanze indicate nel predetto articolo 62.

Articolo aggiunto dal D.Lgs.Lgt. 14 settembre 1944, n. 288.

Art. 63 Applicazione degli aumenti o delle diminuzioni di pena

Quando la legge dispone che la pena sia aumentata o diminuita entro limiti
determinati, l’aumento o la diminuzione si opera sulla quantita’ di essa,
che il giudice applicherebbe al colpevole qualora non concorresse la
circostanza che la fa aumentare o diminuire.

Se concorrono piu’ circostanze aggravanti, ovvero piu’ circostanze
attenuanti, l’aumento o la diminuzione di pena si opera sulla quantita’ di
essa risultante dall’aumento o dalla diminuzione precedente.

Quando per una circostanza la legge stabilisce una pena di specie diversa
da quella ordinaria del reato o si tratta di circostanza ad effetto
speciale, l’aumento o la diminuzione per le altre circostanze non opera
sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza
anzidetta. Sono circostanze ad effetto speciale quelle che importano un
aumento o una diminuzione della pena superiore ad un terzo (1).

Se concorrono piu’ circostanze aggravanti tra quelle indicate nel secondo
capoverso di questo articolo, si applica soltanto la pena stabilita per la
circostanza piu’ grave; ma il giudice puo’ aumentarla.

Se concorrono piu’ circostanze attenuanti tra quelle indicate nel secondo
capoverso di questo articolo, si applica soltanto la pena meno grave
stabilita per le predette circostanze; ma il giudice puo’ diminuirla.

(1) Comma cosi’ modificato dalla L. 31 luglio 1984, n. 400.

Art. 64 Aumento di pena nel caso di una sola circostanza aggravante

Quando ricorre una circostanza aggravante, e l’aumento di pena non e’
determinato dalla legge, e’ aumentata fino a un terzo la pena che dovrebbe
essere inflitta per il reato commesso.

Nondimeno, la pena della reclusione da applicare per effetto dell’aumento
non puo’ superare gli anni trenta.
(1)

Art. 65 Diminuzione di pena nel caso di una sola circostanza
attenuante

Quando ricorre una circostanza attenuante, e non e’ dalla legge
determinata la diminuzione di pena, si osservano le norme seguenti:

1) alla pena di morte (1) e’ sostituita la reclusione da ventiquattro a
trenta anni;

2) alla pena dell’ergastolo e’ sostituita la reclusione da venti a
ventiquattro anni;

3) le altre pene sono diminuite in misura non eccedente un terzo.

(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

 

Art. 66 Limiti degli aumenti di pena nel caso di concorso di piu’
circostanze aggravanti

Se concorrono piu’ circostanze aggravanti, la pena da applicare per
effetto degli aumenti non puo’ superare il triplo del massimo stabilito
dalla legge per il reato, salvo che si tratti delle circostanze indicate
nel secondo capoverso dell’articolo 63, ne’ comunque eccedere:

1) gli anni trenta, se si tratta della reclusione;

2) gli anni cinque, se si tratta dell’arresto;

3) e, rispettivamente, lire venti milioni o quattro milioni, se si tratta
della multa o dell’ammenda; ovvero, rispettivamente, lire sessanta milioni
o dodici milioni se il giudice si vale della facolta’ di aumento indicata
nel capoverso dell’articolo 133 bis.

Articolo cosi’ sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

 

Art. 67 Limiti delle diminuzioni di pena nel caso di concorso di piu’
circostanze attenuanti

Se concorrono piu’ circostanze attenuanti, la pena da applicare per
effetto delle diminuzioni non puo’ essere inferiore:

1) a quindici anni di reclusione, se per il delitto la legge stabilisce la
pena di morte (1);

2) a dieci anni di reclusione, se per il delitto la legge stabilisce la
pena dell’ergastolo.

Le altre pene sono diminuite. In tal caso, quando non si tratta delle
circostanze indicate nel secondo capoverso dell’articolo 63, la pena non
puo’ essere applicata in misura inferiore a un quarto.

(1) La pena di morte e’ stata soppressa e sostituita con l’ergastolo.

 

Art. 68 Limiti al concorso di circostanze

Salvo quanto e’ disposto nell’articolo 15, quando una circostanza
aggravante comprende in se’ un’altra circostanza aggravante, ovvero una
circostanza attenuante comprende in se’ un’altra circostanza attenuante,
e’ valutata a carico o a favore del colpevole soltanto la circostanza
aggravante o la circostanza attenuante, la quale importa, rispettivamente,
il maggior aumento o la maggiore diminuzione di pena.

Se le circostanze aggravanti o attenuanti importano lo stesso aumento o la
stessa diminuzione di pena, si applica un solo aumento o una sola
diminuzione di pena.

Art. 69 Concorso di circostanze aggravanti e attenuanti

Quando concorrono insieme circostanze aggravanti e circostanze attenuanti,
e le prime sono dal giudice ritenute prevalenti, non si tien conto delle
diminuzioni di pena stabilite per le circostanze attenuanti, e si fa luogo
soltanto agli aumenti di pena stabiliti per le circostanze aggravanti.

Se le circostanze attenuanti sono ritenute prevalenti sulle circostanze
aggravanti, non si tien conto degli aumenti di pena stabiliti per queste
ultime, e si fa luogo soltanto alle diminuzioni di pena stabilite per le
circostanze attenuanti.

Se fra le circostanze aggravanti e quelle attenuanti il giudice ritiene
che vi sia equivalenza, si applica la pena che sarebbe inflitta se non
concorresse alcuna di dette circostanze.

Le disposizioni precedenti si applicano anche alle circostanze inerenti
alla persona del colpevole e a qualsiasi altra circostanza per la quale la
legge stabilisca una pena di specie diversa o determini la misura della
pena in modo indipendente da quella ordinaria del reato (1).

In tal caso, gli aumenti e le diminuzioni di pena si operano a norma
dell’articolo 63, valutata per ultima la recidiva (2).

(1)Comma cosi’ modificato dal D.L. 11 aprile 1974, n. 99. Successivamente
la Corte costituzionale, sentenza 28 aprile 1994, n. 168, ha dichiarato,
in applicazione dell’art. 27, L. 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimita’
costituzionale del quarto comma del presente articolo nella parte in cui
prevede che nei confronti del minore imputabile sia applicabile la
disposizione del primo comma dello stesso articolo 69 in caso di concorso
tra la circostanza attenuante di cui all’art. 98 del codice penale e una o
piu’ circostanze aggravanti che comportano la pena dell’ergastolo, nonche’
nella parte in cui prevede che nei confronti del minore stesso siano
applicabili le disposizioni del primo e del terzo comma del citato art.
69, in caso di concorso tra la circostanza attenuante di cui all’art. 98
del codice penale e una o piu’ circostanze aggravanti che accedono ad un
reato per il quale e’ prevista la pena base dell’ergastolo.

(2)Comma abrogato dal D.L. 11 aprile 1974, n. 99.

 

Art. 70 Circostanze oggettive e soggettive

Agli effetti della legge penale:

1) sono circostanze oggettive quelle che concernono la natura, la specie,
i mezzi, l’oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalita’ dell’azione,
la gravita’ del danno o del pericolo, ovvero le condizioni o le qualita’
personali dell’offeso;

2) sono circostanze soggettive quelle che concernono la intensita’ del
dolo o il grado della colpa, o le condizioni e le qualita’ personali del
colpevole, o i rapporti fra il colpevole e l’offeso, ovvero che sono
inerenti alla persona del colpevole.

Le circostanze inerenti alla persona del colpevole riguardano la
imputabilita’ e la recidiva.



Capo III: DEL CONCORSO DI REATI


Art. 71 Condanna per piu’ reati con unica sentenza o decreto

Quando, con una sola sentenza o con un solo decreto, si deve pronunciare
condanna per piu’ reati contro la stessa persona, si applicano le
disposizioni degli articoli seguenti.

Art. 72 Concorso di reati che importano l’ergastolo e di reati che
importano pene detentive temporanee

Al colpevole di piu’ delitti, ciascuno dei quali importa la pena
dell’ergastolo, si applica la detta pena con l’isolamento diurno da sei
mesi a tre anni.

Nel caso di concorso di un delitto che importa la pena dell’ergastolo, con
uno o piu’ delitti che importano pene detentive temporanee per